BIOGRAFIA

Marcel Dupertuis è nato nel 1941 a Vevey(VD-CH). Dopo aver concluso i suoi studi di scultura alla scuola di Belle Arti di Losanna, si trasferisce a Parigi nel 1964, poi dal 1979 a Milano. Nel 1991 raggiunge Lugano e da qualche anno alterna soggiorni a Rennes, sviluppando una relazione triangolare tra l'Italia, la Svizzera e la Francia.

GALLERIA


ESPOSIZIONI PERSONALI

2010  "L'art dans les Chapelles",Chapelle Notre-Dame de la Houssaye,
          Pontivy(Bretagne), France
2008  Biennale di Laval,Sala personale, France
2007  "L'art dans les Chapelles",Invité d'honneur, Morbihan, France
2007   Museo di Vannes, France
2006  "Ala Est", Museo Cantonale d'Arte, Lugano
2005  Galleria Palladio, pitture e sculture, Lugano
2003  "Una sala", disegni e sculture, Civica
          Galleria d'Arte, Villa dei Cedri, Bellinzona
2001  "Alto-Basso" Centre d'Architecture etd'Art,           
           Ecole d'Architecture de Bretagne, Rennes
1999  Galleria Palladio, Lugano Biblioteca Cantonale, Lugano (Fotografie)  
           "Un Mandala à Rennes" (Fotografie e dipinti)
           Manifestazione "Un auteur dans la ville" con Jean-Claude Pirotte,
           Oran-gerie duThabor, Rennes.
1998  "L'art dans les Chapelles", Chapelle de la Trinité, Castennec, Morbihan France
1997  Galleria Centofiorini, Civitanova Alta
1996  Galleria delle Ore, Milano
1995  Galleria Palladio, Lugano
1994  Biblioteca Salita dei Frati, Lugano
           Galerie de Ballens e Centre SBS, Renens
1993  Galerie Tanner, Bern
1991  Galleria Centofiorini, Civitanova Alta
          Galerie L'hóte actuel, Fribourg
1990  Galleria Palladio. Lugano
1989  Galerie de Couvaloup, Morges
1988  Galleria delle Ore, Milano
1985  Galleria delle Ore, Milano
1981  Galleria delle Ore, Milano
1979  Galerie de l'Entracte, Lausanne


ESPOSIZIONI COLLETTIVE

2002  Galleria Palladio, Lugano
2000-2001  Galleria Palladio, Lugano Fiera di Bologna
1999  Musée Jenisch, Vevey
           Coll.Villadei Cedri Bellinzona
           "Voyage au travers des collet ions"
           "Collezione del XX° secolo"
           Opere del Museo Cantonale e dello Stato
           Museo Cantonale d'Arte, Lugano
           "Ivent'anni della Galleria Centofiorini"
           Civitanova-Alta
1998  Co-incidences, Quimperlé, Nantes et Hennebont, Bretagne
           "Il senso del Nulla", Antico Monastero delle Agostiniane,
           Monte Carasso "lnfigura",Camorino
1997  Civica Raccolta del Disegno di Salò
1996  Opere del 96, Galleria Palladio,
           Lugano
           Galleria delle Ore, Milano
1994 Galleria Palladio, Lugano
          Su Carta
          Museo Vi Ila dei Cedri, Bellinzona
1993  Opere su carta, Galleria delle Ore,
           Milano
           "Lenu"Galeriede Ballens
1992  Scultura e disegni, Galleria del le Ore,
           Milano
           Galleria Palladio, Lugano
1987  Una scultura al mese e 20 disegni,
           Busto Arsizio
           Biennaled'Artedi Milano
1986  BiennaleAstì Scultura
1982  25 anni dopo,Galleria delle Ore,
           Milano
1978  Galleria delle Ore, Milano
1972  Espace-Situation, Montreux
          Sculpture francaise contemporaine,
          Caracas
1971  Artistes Suisses de Paris, Museo di Aarau
1970  Salon de Mai, Paris
           Europlastique, Paris
1969  Salon de la Jeune peinture
1968  Museo Pagani
           Castellanza, Salon des Réalités Nouvelles, Paris
           Confrontation, Dijon
1967  GalerieZunini,Paris
           Galerie Marbach, Paris
1966  Salon de la Jeune sculpture, Paris
1965  Galerie Creuze, Paris
1963  Galerie Le Couloir,Yverdon


BIBLIOGRAFIA SELEZIONATA

Nathalie Woog,
Quatre appendices pour une clairière, L'art dans les Chapelles,
                                                                                19e Edition 2010
Cynthia Beaufils, Biennale di Laval, Edition 2008

Olivier Delavallade, Matteo Bianchi,Ligne continue, Edizione Pagine d'Arte , Lugano 2006

Françoise Jaunin,L'oeuvre de Marcel Dupertuis,Edizione Galleria Palladio/Gabriele Capelli Ed.
                                                                       Lugano 2005

Olivier Delavallade , A terre , Edizione Galleria Palladio, Lugano 1999

Gianfranco Bruno, Continuum , Edizione Galleria delle Ore, MIlano 1996

Stefano Crespi, Continuum,La figura, il viaggio, l'oblio del linguaggio, Edizione Galleria Palladio
                                                                                                      Lugano 1995

Gianfranco Bruno, Edizione Galleria delle Ore, Milano 1985



Sull'opera di Marcel Dupertuis

uno scritto di

Francoise Jaunin

 

Critica d'arte e giornalista culturale, è collaboratrice regolareal qoutidiano 24 Heures di Losanna, collaboratrice occasionale a diverse pubblicazioni specialistiche e autrice di cataloghi, monografie d'artisti e saggi. "Generalista nella sua specializzazione", si oc­cupa principalmente d'arte contemporanea, ma con frequenti intrusioni nel passato che danno modo di capire come l'arte é le-gataalla propriaepocama che la può anchetra-scendere.

È una storia di flussi. Di viavai di energie. Di aliti vitali. Ostinatamente, appassionatamente, sulla tela come nello spazio, in due come in tre dimensioni, Marcel Dupertuis traccia ì suoi segni di vita. Gli antichi Egizi li chiamavano «ankh», e davano loro la forma della croce ansata, simbolo di nodo magico. Lui non dà loro alcun nome, ma li ricollega all'idea del «continuum» che mai ha smesso di pervadere la sua opera. Questo nastro senza inizio né fine, simboleggiante il vivente, attraversa bellamente tutte le epoche del suo lavoro, tutte le tecniche grazie alle quali egli si esprime, tutte le riflessioni filosofiche che lo abitano. Esso si fa talvolta disegno nello spazio; talaltra, tracciato dentro il colore. A volte, linea fluida; altre, tratto nodoso e doloroso. Nel grande come nel piccolo, Dupertuis lo «scrive» nell'acciaio, nel bronzo, nella cartapesta o nei pigmenti, passando dalle grafie sciolte delle sue grandi costruzioni tubolari degli anni Sessanta e Settanta ai grovigli contorti del suo periodo milanese e alle sue recenti stenografie flessuosamente spoglie. Chi dice linea, tracciato, nastro, sottintende per dispiegarli la presenza dello spazio, del bianco, del vuoto. L'arte del segno è necessariamente un'arte del vuoto. L'opera di Dupertuis ha quindi sempre avuto a che dire con il vuoto. Nessuna massa, nessun volume compatto, nessun pieno: solo impalcature, scheletri di architetture, figure cave che richiamano il corpo privo di organi di cui parlava Artaud. Dopo le strutture geometriche dell'esordio modernista, e quindi i circuiti anatomici  della fase umanista, ecco dunque le calligrafie liriche del terzo periodo della sua  opera,filosofico e poetico.
 
Il vuoto non ha sempre presenziato allo stesso modo nel lavoro di Dupertuis. È stato dapprima uno spazio di libertà in cui dispiegare i suoi grandi gesti d'acciaio nella scala della città e del quadro collettivo. Sfida a cielo aperto. Esaltazione del monumentale. Ma una monumentalità che la resistenza del ferro e dell'acciaio consentiva di mantenere puramente lineare e-apparentemente- leggera. Con il trasferimento in Italia, proprio alla fine degli anni Settanta, ha luogo una svolta che lo spinge a riconsiderare la tradizione dell'arte statuaria e la questione dell'umano,con i corollari dell'inquietudine esistenziale e del bisogno di interiorità. Mentre il lavoro si condensa secondo il metro del corpo, la misura dell'atelier e l'attenzione individuale, il vuoto assume la maschera del nulla, si fa mancanza tragica, carenza, lacuna beante la cui abbondanza di tratti tenta febbrilmente di coniugare vertigine e spavento. Nella sua accezione consueta, il barocco è un'arte del pieno, della profusione e dell'eccesso.

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Omaggio a A.Artaud
1985
Bronzo
Esemplare unico
Milano
64 x 55 x 44 m


Omaggio a H.Michaud
1987
Bronzo
Esemplare unico
Milano
90 x 36 x 33 m





Dupertuis, dal canto suo, inventa un barocco del vuoto. Un barocco esistenzialista che agglutina meticolosamente particelle di materia «povera» su improbabili matasse di fil di ferro. Poiché dopo l'acciaio duro e industriale, e poi il bronzo classico e nobile, è la cartapesta a diventare materia prima dello scultore. Materiale irrisorio e precario come nessun altro! Che tuttavia gli consente di «disegnare» nello spazio variando lo spessore del «tratto» e di plasmare quasi a tentoni i suoi corpi inquartati, i suoi sacchi di nodi antropomorfi, i suoi intrecci di nervi, muscoli e legamenti privi di carne e di pelle. Quella pasta, che conserva essiccando l'impronta delle sue dita, rivela e sottolinea dolorosamente il carattere sisifeo della sua impresa. Come se fosse per sempre illusorio volere davvero tenere assieme questi aggregati di materia strappati al caos. Infine, la carta, colorata nella sua massa, gli offre la possibilità di scolpire il colore. Una dimensione essenziale, che richiama la complementarietà del disegno, della pittura e dell'incisione. L'opera avanza ormai in parallelo su diversi piani, che si rilanciano e si fecondano vicendevolmente.
 
Oggi, il vuoto non è più spaziale né barocco: è metafisico. Come se soffocasse nei suoi tormenti vieti, se si stesse poco a poco liberando delle sue carcasse dilaniate per mettersi in cerca di maggiore chiarezza e serenità. Per molto tempo è stata la scultura a fungere da motore del suo lavoro. Ora è piuttosto la pittura ad aprire la strada.Tra il Ticino e la Bretagna, essa aspira ormai a concentrare nel suo «gesto-colore» il minimo essenziale, il quasi nulla che contiene tutto. Sull'esempio estremo-orientale, questo nuovo rapporto con il vuoto è quello di un'apertura interiore all'infinito. Nulla a che vedere con la religione, precisa. La religione, i suoi dogmi e il suo catechismo-di certo no! Ma una spiritualita, e l'aspirazione a una forma di trascendenza, assolutamente! Proprio come le sue letture poetiche e filosofiche, che non hanno mai reso la sua opera«letteraria», ma l'hanno nutrita e innervata con i loro apporti e le loro riflessioni. Non v'è da dubitarne: la densità meditativa e contemplativa che oggi lo caratterizza deve loro molto.
 
Andare verso il segno, questo è il senso del suo spogliarsi. Ma nella direzione di un segno corporeo, un segno incarnato che deve nascere da un unico getto, da un unico alito, senza pentimenti. Come un'ispirazione che si iscriva di botto, con grande dolcezza e precisione perfetta, sulla tela. Il tratto di Dupertuis si è come sciolto, decantato, pacificato. Ha scoperto una nuova gioia di dipingere. Dapprima a pastello, per ammansire il vuoto, poi con l'acrilico, ma con le leggerezze e le fluidita dall'acquarello, egli traccia curve flessuose, vulve, grafismi sensuali, riccioli morbidi e fluidi che, mai richiusi su se stessi, rimangono aperti. Nulla vi è mai rappresentato o descrìtto, ma nella loro laconicità i riferimenti sono innanzitutto femminili. Le tele sono spesso a coppie, a tre, oppure a costellazioni che associano opere di una medesima «famiglia» in più formati diversi.Talvolta, bianco su fondo bianco, del segno non rimane che l'apparenza. Allora, afferma, non rimane che «l'anima del disegno». Ma pure nel suo minimalismo, egli ama anche farsi sensuale, associando in dittico il nero e il rosa- l'ombra e la carne-o il giallo e il nero -lo yin e lo yang. Come le declinazioni di una poetica personale, di un'incarnazione lirica, di un «perpetuum mobile» che appare al tempo stesso come una scrittura del vuoto e una calligrafia del desiderio.